Crowdfunding: di cosa si tratta, quali sono le nuove leggi e perché vale la pena tenersi informati

crowdfunding

Come forse vi sarà capitato di sentire in questi giorni, nella giornata di venerdì 12 luglio è stato varato un decreto “sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line”, ovvero una legge che regolarizza il crowdfunding. (La potete trovare qui).

Per capire se può interessarvi bisogna innanzi tutto comprendere il significato del termine crowdfunding che deriva dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento. Si tratta infatti di un processo di finanziamento dal basso, collaborativo, di un gruppo di persone che mette in comune il proprio denaro per sostenere gli sforzi di altre persone o organizzazioni. Sforzi che possono essere di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all’arte e ai beni culturali, fino all’imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica.

Per intenderci, Barack Obama ha pagato parte della sua campagna elettorale per la presidenza attraverso un processo di crowdfunding, ovvero grazie a soldi donati dai suoi elettori in quanto primi portatori di interesse. Con lo stesso principio, aziende che hanno idee innovative e interessanti possono cercare finanziatori che attraverso l’investimento, anche solo di piccole somme, garantiscono loro la possibilità di realizzare i progetti in cui credono. Dove viene raccolto il denaro? Ovviamente attraverso apposite piattaforme sul web.

In un Paese come il nostro,  in cui accesso al credito e disponibilità di investimenti pubblici e privati è molto difficile se non impossibile, il crowdfunding può diventare davvero un motore fondamentale  per l’innovazione e la rimessa in moto dell’imprenditoria. E per una volta l’Italia non arriva ultima, anzi arriva prima. Siamo infatti il primo Paese al mondo a disporre di un quadro regolatorio per l’equity crowdfunding, arrivato dopo che ne era stata riconosciuta l’importanza nella legge Sviluppo del precedente governo Monti.

Chi potrà beneficiare del crowdfunding? Le startup i cui titolari autorizzati a riscuotere il credito siano iscritti a un apposito albo e soddisfino alcuni requisiti di onorabilità e professionalità. Molta attenzione poi è stata dedicata alla tutela degli investitori, ad esempio definendo alcune soglie di rischio: i privati non potranno investire più di 1.000 euro l’anno, mentre per le persone giuridiche si potrà arrivare a 10.000 nei dodici mesi. È previsto inoltre un periodo per i “ripensamenti”: sette giorni entro i quali si potrà recedere senza danni dall’investimento. E nel caso l’operazione non vada in porto i soldi, versati su un apposito conto corrente verranno restituiti.

Le regole del decreto sono molte altre e vale davvero la pena informarsi e, nel caso in cui sia possibile, utilizzare questa nuova possibilità offerta proprio alle giovani imprese per permettere loro di portare avanti progetti e innovazione.

 

 

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